In qualità di esperto nella valutazione dell’esposizione all’amianto e Presidente del Comitato ONA di Cosenza, sento il dovere di intervenire nuovamente in merito alle nuove dichiarazioni del sindaco di Crotone che fanno seguito a quelle già rese durante il Tavolo Tecnico dell’8 luglio 2025, per il coordinamento delle procedure di bonifica del SIN.
Le sue affermazioni circa la presunta innocuità delle basse concentrazioni di inquinanti aerodispersi provenienti dai cantieri di bonifica appaiono non solo temerarie, ma prive di fondamento scientifico.
Ho già sostenuto, attraverso un documento pubblico, che “per gli agenti cancerogeni e mutageni non esistono soglie di sicurezza al di sotto delle quali il rischio di contrarre patologie sia nullo. I limiti stabiliti dalla legge hanno una funzione esclusivamente normativa e gestionale, non scientifica“. Aggiungevo che “La cancerogenesi è un processo multistadio: ogni esposizione si somma alle precedenti. Una maggiore concentrazione di inquinanti non solo aumenta il rischio, ma può abbreviare il periodo di latenza delle malattie, esattamente come avviene per l’amianto“.
Ed è proprio sull’amianto che si confermano le errate convinzioni del sindaco, tutte censurabili dal punto di vista scientifico, che lasciano senza parole medici ed oncologi.
In Italia e a livello internazionale, NON ESISTE UN VALORE LIMITE NORMATIVO per la concentrazione di fibre di amianto nell’aria outdoor (ambiente esterno) come valore di legge assoluto e vincolante. Questo perché l’inalazione di qualsiasi quantità di amianto è considerata potenzialmente rischiosa e non esiste una soglia di sicurezza universalmente riconosciuta al di sotto della quale il rischio sia nullo.
La concentrazione limite di cui parla il sindaco delle 2 fibre litro aerodisperse, si riferisce ai “Criteri per la certificazione di restituibilità” di cui al punto 6b del DM 06.09.1994 (Norme Tecniche di Attuazione della L.257/1992) che RIGUARDA LA RICONSEGNA DI LOCALI (ambienti indoor) DOPO UNA BONIFICA. Applicare questo parametro come “limite di contaminazione” generale per l’ambiente esterno è un errore tecnico grossolano.
Per l’ambiente esterno, la normativa (DM 06/09/1994, punto 2) privilegia lo stato di conservazione dei materiali. Il monitoraggio ambientale, dice il decreto “non può rappresentare da solo un criterio adatto per valutare il rilascio, in quanto consente essenzialmente di misurare la concentrazione di fibre presente nell’aria al momento del campionamento, senza ottenere alcuna informazione sul pericolo che l’amianto possa deteriorarsi o essere danneggiato nel corso delle normali attività“.
Non possono passare, pertanto, senza alcuna censura scientifica le fallaci affermazioni in ordine alla tollerabilità dei suddetti limiti.
Affermare poi che, secondo l’OMS, sia tollerabile respirare “450 fibre di amianto in un’ora” rappresenta una distorsione pericolosa della realtà scientifica.
Utilizzare la teoria del cancerogeno “diluito” per rassicurare la popolazione è un atto privo di basi mediche e deontologiche.
Le problematiche legate al processo ed all’azione degli agenti cancerogeni spettano a medici, oncologi e ricercatori.
Sostenere tesi contrarie all’evidenza scientifica non solo offende la comunità dei ricercatori, ma si scontra tragicamente con i dati epidemiologici di Crotone, che registrano già da tempo un drammatico eccesso di mortalità e patologie neoplastiche.
LA TUTELA DELLA SALUTE PUBBLICA NON AMMETTE APPROSSIMAZIONI
Ing. Giuseppe Infusini – Presidente ONA Cosenza

